
Un bicchiere d’assenzio, non c’è niente di più poetico al mondo… Che differenza c’è tra un bicchiere di assenzio e un tramonto?
Così scriveva Oscar Wilde a proposito di uno dei distillati che più hanno catturato la fantasia di scrittori, poeti e pittori nel XIX secolo. Una suggestione che ha contribuito a creare una vera e propria leggenda su questa bevanda di un verde brillante e misterioso.
Assenzio è il nome di una pianta che ha il nome scientifico di Artemisia absinthium: un arbusto verde argento dal sapore estremamente amaro utilizzato fin dall’antichità per le sue proprietà toniche e antisettiche, che è una delle componenti principali dell’omonimo distillato.
Secondo la versione più accreditata, l’assenzio sarebbe stato inventato dal medico Pierre Ordinaire, un francese residente in Svizzera, che nel 1792 lo presentò come un tonico dalle proprietà curative, vendendo la ricetta per la commercializzazione alle sorelle Henriod. Cinque anni dopo Monsieur Dubied, suocero di Henry Louis Pernod, acquistò la ricetta e con il figlio e il genero aprì a Couvet la prima distilleria di assenzio, la Dubied Père et Fils, poi seguita dalla seconda a Pontarlier: la Maison Pernod Fils.
L’assenzio conobbe un’enorme popolarità nella seconda metà del XIX secolo, e la sua produzione massiva lo rese piuttosto economico; in ogni bar, bistrot, cabaret e caffè era possibile trovarlo, e non sempre di buona qualità. La fatina verde che vive nell’assenzio vuole la vostra anima, dice suadente il conte Dracula – aka Gary Oldman – nella versione cinematografica di Francis Ford Coppola, e il distillato era talmente diffuso che l’ora dell’aperitivo all’epoca veniva chiamata l’heure verte.
Questo provocò una reazione preoccupata da parte delle autorità, che fecero diventare l’assenzio il capro espiatorio per colpire l’alcolismo. È vero che, in effetti, moltissime persone ne bevevano delle versioni pessime, spesso nocive per la salute, approfittando dei prezzi bassi. Non solo: le lobby dei produttori di distillati da vino, che erano state già duramente colpite dall’epidemia di filossera dei vitigni, fecero molte pressioni sui governi per eliminare un concorrente temibile. Fu così che, nel 1915, l’assenzio venne messo al bando in quasi tutto il mondo.

Fu in questo momento che cominciarono a diffondersi tenebrose leggende sulla pericolosità dell’assenzio, descritto come una droga dagli effetti allucinogeni. L’olio essenziale di Artemisia absinthium contiene effettivamente un terpene, il tujone, che in dosi elevate può portare a crisi epilettiche e persino alla morte, ma le quantità necessarie per l’intossicazione sono impossibili da assumere bevendo assenzio.
Dopo una lunga battaglia legale, l’assenzio è tornato legale in tutti i paesi dell’Unione Europea nel 1992, tuttavia solo in Francia e in Svizzera sono state codificate delle regole che determinano cosa possa essere definito ‘Absinthe’.
L’assenzio autentico moderno segue i metodi produttivi descritti nei protocolli dell’epoca: deve quindi essere prodotto tramite macerazione in alcool di Artemisia, semi di anice verde e semi di finocchio, più altre erbe variabili, e poi distillato. Non deve contenere additivi, coloranti o zucchero.
Il metodo tradizionale di consumazione corretto prevede la lenta diluizione dell’assenzio con acqua ghiacciata, provocando l’effetto louche che lo rende torbido e ne esalta i profumi. Il rituale alla francese prevede di appoggiare, sul bicchiere in cui è stato versato l’assenzio, l’apposito cucchiaino forato. Si pone una zolletta di zucchero sopra e poi si fa gocciolare l’acqua ghiacciata sullo zucchero.

In seguito alla fine del divieto, La Fée è stata il primo marchio a produrre di nuovo l’assenzio tradizionale in Francia, oltre che l’unico approvato dal Museo dell’Assenzio di Auvers-sur-Oise. Per ogni ciclo di produzione delle varietà di La Fée, viene inviato un campione al museo per avere la garanzia che il sapore, il colore e la louche siano autentici. Tutti i protocolli di produzione dell’epoca sono rispettati, garantendo un’esperienza gustativa in grado di fare un vero e proprio viaggio nel tempo.
L’assenzio La Pontalissienne viene prodotto dalla storica Distillerie Guy di Pontarlier, e prende appunto il nome dagli abitanti di questa cittadina legata alla produzione di liquori a base di anice e assenzio. Nel suo periodo d’oro, Pontarlier ospitava infatti ben 23 distillerie. Fondata da Armand Guy e portata avanti poi dal figlio George, la Distillerie Guy ha prodotto anice nei lunghi anni della proibizione, e oggi può proporre un assenzio dal gusto forte e deciso, che trova il suo equilibrio tra la dolcezza dell’anice verde e la potenza del distillato tradizionale.
Bordiga è una distilleria particolare, che ha fatto del rigore e del rispetto della tradizione un punto di forza: le erbe officinali alpine vengono ancora oggi raccolte a mano ed essiccate a mano in ambiente incontaminato, senza motori, pesticidi o fertilizzanti di alcun tipo. Il suo assenzio utilizza una ricetta risalente al 1903, e va consumato con il metodo tradizionale dell’acqua ghiacciata che scioglie lentamente lo zuccherino.
I distillati presentano percentuali diverse di alcol. Partendo da questo presupposto abbiamo definito un parametro che vi permetterà di comparare meglio i diversi prezzi. Il parametro viene calcolato dividendo il prezzo della bottiglia per la gradazione alcolica. La gradazione alcolica (o titolo alcolometrico) è la quantità di alcol puro (etanolo) contenuto nella bevanda alcolica.
Con questo parametro indichiamo il prezzo di una singola dose (abbondante) di distillato pari a 4 cl. La si calcola dividendo il prezzo della bottiglia per la sua quantità (espressa in cl), quindi si moltiplica per i centilitri della singola dose consigliata.